venerdì 28 dicembre 2007

MAGDA XIII - la regina dei fiordi


testo Enrico Zaccagni

foto James R. Taylor e archivio storico Magda XIII

Nasce nel 1937 dal genio di Johan Anker uno dei capolavori dell'arte navale norvegese del XX secolo.

Alfred W.G. Larsen, il più grande velista e regatante svedese di tutti i tempi, chiese all’architetto norvegese di costruire la barca più veloce dei fiordi per battere suo figlio Fridtjof, che aveva acquistato il 12M S.I. Vema III, disegnato dallo stesso Anker per il Giubileo del ’33. Il risultato fu Magda XIII, che per l’eleganza delle sue linee presto si conquistò l’appellativo di “regina dei fiordi”.

Anker, architetto navale fra i più prolifici e preparati nel progetto di imbarcazioni da regata negli anni tra il 1905 ed il 1938, disegnò per Larsen uno yacht dalle linee filanti basandosi sulla formula di stazza dei 15 M Stazza Internazionale, classe di cui sono sopravvissuti pochissimi esemplari.

Con armo Marconi, la barca risultava da progetto molto invelata, sicuramente velocissima, ma poco confortevole per l'età avanzata dell’armatore. Per questo, ridotto il piano velico e modificati i volumi per permettere maggiori comfort, fu indicata come 15M Krysser - crociera, in norvegese - mantenendo sulla vela l’indicativo della classe 15M S.I. “D” e il numero 11.

Costruita dal cantiere norvegese Anker & Jensen ha lo scafo in legno realizzato con sistema composito: fasciame di pino dell'Oregon e ordinate di acciaio e quercia. La forma dello scafo, la sua struttura ed il rapporto dislocamento/zavorra - la zavorra in piombo pesa 25 tonnellate, circa metà del dislocamento - portano a considerare Magda XIII come un’imbarcazione progettata e costruita per prestazioni veliche elevate, più che per un uso crocieristico. Larsen, figura di spicco dello sport velico norvegese del ‘900, fu armatore di altri splendidi scafi, tra cui Hallowe'en, da lui rinominata Magda XII. Ed è proprio a questa barca che Anker si ispirò nel realizzare Magda XIII, che venne varata nel 1938. Con una lunghezza di 22,94m e 50t di dislocamento è, tra quelle registrate nel Lloyds Register, la più grande imbarcazione costruita dal cantiere e l’ultima progettata e costruita da Anker, che morì nel 1940.

Nel 1939 Larsen si ritirò dalla nautica e cedette Magda XIII a Ingar Dobloug, altro famoso regatante norvegese che la ribattezzò, col nome delle barche di famiglia, Rollo V. Con il dilagare della II Guerra Mondiale, Rollo V fu sequestrata dalle truppe tedesche e il suo armatore imprigionato in un campo di concentramento in Norvegia. Alla fine della guerra, la barca gli fu restituita in pessimo stato ma Dobloug la restaurò perfettamente, trasformando l’armamento in yawl e montando un motore per renderla più maneggevole anche in equipaggio ridotto.

Il proprietario successivo fu Kristian Gjölberg, che vendette a sua volta la barca nel 1970 alla famiglia Falk di Stoccolma. Nel 1973 un nuovo armatore greco la portò Spagna con il nome di Eolos. Ribattezzata Hermina III, fu infine trasferita in Grecia e trasformata in barca da charter con lo stravolgimento della coperta flush deck e dei raffinati interni.

Tornata al suo antico splendore dopo un accurato restauro fra il 2001 ed il 2004 presso il Cantiere Francesco Del Carlo di Viareggio, Magda XIII ha ripreso il mare il 14 giugno del 2004.

Al varo erano presenti numerosi yachtsmen norvegesi e svedesi, storici navali, membri del prestigioso KNS, il più importante Yacht Club di Norvegia. Tra gli altri Paal Helge Larsen, il nipote dello stesso Alfred Larsen, colui che volle che Magda fosse creata.

IL RESTAURO

La barca fu trovata in Grecia nell’ottobre del 2000 dall’attuale armatore completamente trasformata e appesantita: un’imponente sovrastruttura occupava una parte della coperta, nata flush deck. L’albero di quasi 30 metri era stato scorciato di oltre 6, il boma di 3. Nel tentativo di ricavare quante più cabine possibile, anche gli interni erano stati completamente stravolti. Ma sue le linee facevano intuire un cavallo di razza.

La storia della barca era ancora sconosciuta. Contemporaneamente all’inizio dei lavori di restauro strutturale presso il cantiere Francesco Del Carlo di Viareggio fu così avviata la lunga ricerca storica che ne guidasse il ritorno all’antico splendore. Il restauro ha visto protagonisti oltre alle maestranze del Cantiere Del Carlo di Viareggio, lo studio Faggioni di La Spezia ed Enrico Zaccagni, autore delle ricerche storiche e coordinatore delle imprese che sono intervenute per la realizzazione dei vari impianti.

Sono stati sostituiti oltre 400 metri lineari di fasciame di Oregon pine. Il ponte, bagli compresi, è stato completamente ricostruito. Osteriggi e discenderie sono stati realizzati basandosi sui piani generali originali ritrovati al Det Norske Veritas ad Oslo e sulle tavole esecutive disegnate dallo studio Faggioni. Per gli interni è stato utilizzato il miglior mogano trovato dopo un anno di ricerca in Italia e all’estero: un tronco di 12 metri lineari di lunghezza e circa 7 metri cubi di volume di mogano Sipo (Entandrophragma utile) perfettamente stagionato, con venature e focature molto simili a quelle del mogano dell’Honduras (Swietenia macrophylla); lo stesso col quale erano stati realizzati gli interni originali, come verificato dalle preziose fotografie gelosamente custodite dai discendenti dei precedenti proprietari in Norvegia ed in Svezia. Anche l’albero eil boma sono stati ricostruiti con tavole di pino dell’Oregon, come gli originali, troppo rovinati per poter essere riallungati come dai disegni di origine.

Magda XIII è stata ricostruita sotto l’attento controllo del Registro Navale Italiano ed ha ottenuto da questo ente il livello di classificazione più alto: 100 - A - 1.1 - "Y". Per informazioni su charter: planata@inwind.it, www.magda13.com

TRADIZIONE E TECNOLOGIA

Il recupero dell’imbarcazione è stato guidato da un'onesta ricerca del miglior compromesso tra tradizione e tecnologia. Il nuovo armatore voleva che Magda XIII tornasse per quanto possibile fedele al progetto originale, ma che allo stesso tempo fosse dotata dei più moderni impianti per garantire sicurezza e comfort di navigazione. Oggi questo splendido scafo di legno con le forme di una classe metrica anni ’30 nasconde al suo interno le tecnologie del 2000: un potente motore da 238 HP, installato sotto la linea di galleggiamento per cercare di mantenere basso il baricentro, serbatoi per 800 lt di acqua e 780 di combustibile - anch’essi installati molto bassi per lo stesso motivo - due serbatoi per le acque grigie e due per le acque nere, un dissalatore da 100lt/h, un generatore di corrente da 9Kw, un impianto di aria condizionata da 42000 BTU, frigorifero, freezer, forno elettrico e a microonde, un impianto stereo multi-room che diffonde l’audio in tutte le cabine. La gestione dei dati di navigazione proveniente dagli strumenti può essere effettuata da un computer, interfacciato con gli strumenti di navigazione, e collegato a tre monitor: uno in salone, uno al carteggio ed uno in pozzetto, nascosto e quasi invisibile dall’esterno.

A bordo è stato inoltre installato un sistema di monitoraggio "touch screen" dotato di tre pannelli operatori - in pozzetto, al carteggio e a fianco della cuccetta del comandante - che permette sia di visualizzare le informazioni vitali della imbarcazione (stato delle batterie, livelli serbatoi, dati navigazione, allarmi, parametri motore etc.) sia di attivare apparati e comandare utenze (accendere luci, far partire o fermare pompe, estrattori, motori). La grande versatilità di questo sistema ha permesso di eliminare il classico ed antiestetico quadro sinottico, insieme a tutti i display ad esso associati, ai livelli e agli allarmi dei serbatoi.

DATI TECNICI

lunghezza sul ponte: 22,94m

lunghezza al galleggiamento: 16,78m

larghezza: 4,20m

bordo libero: 1,36m

pescaggio: 3,35m

superficie velica: 277,00mq

dislocamento: 50t

zavorra: 25t di piombo

sistemazione:

3 cabine doppie per gli ospiti con 2 bagni

1 cabina per 3 persone di equipaggio con bagno

sabato 22 dicembre 2007

Vini veri, l'altro Friuli

Vini bianchi profumati, cristallini, trasparenti, limpidi, freschi,morbidi e fruttati.
Se questa è la vostra idea dei vini friulani sarà difficile avvicinarvi a certi produttori per così dire estremi.
L'idea di partire per passare 5 giorni di full-immersion alla ricerca dei portabandiera delle vinificazioni estreme, delle lunghe macerazioni, del rispetto della vite, dell'abolizione dei lieviti selezionati mi allettava da tempo e quindi, complice la fermezza decisionale di una amica appassionata di vini, sono partito.
Questo un piccolo resoconto sui produttori visitati e alcune note degustative su a
lcuni dei loro prodotti più significativi.

Azienda agricola Princic Dario - Gorizia località Ossario. Piccola azienda posta ai piedi delle montagne che segnano il confine con la vicina Slovenia; da lì sono visibili le due Gorizia, quella italiana e l'altra, Nova Gorica, slovena.
Gli ettari che la compongono sono circa 10 di cui vitati meno di 6; il terreno è il classico argillo-calcareo e la limitatissima produzione arriva a 13.000 bottiglie annue suddivise fra : ribolla gialla, chardonnay, sauvignon, pinot grigio, merlot e cabernet sauvignon.
Dario Princic produce, oltre alle etichette di vitig
ni in purezza (il sauvignon non in ogni annata), un classico uvaggio, il Trebez, composto da sauvignon, chardonnay e pinot grigio.

I vini di Dario sono un po' come lui, scalpitanti e difficili da domare e interpretare.







Radikon - Di Stanislao Radikon - Gorizia località
Oslavia. L'azienda è composta da 11 ettari di vigneto con una produzione che sfiora le 30.000 bottiglie. Le sue vinificazioni sono caratterizzate da lunghi periodi di macerazione che arrivano a 30 giorni per le uve bianche e a 60per le uve rosse.
Di tutti gli assaggi effettuati direttamente dalle botti, quelli che più ci hanno intrigati sono stati Oslavje 2006, ribolla gialla 2006; fra gli assaggi da bottiglia siamo rimasti colpiti da Oslavje riserva Ivana 1997.

Oslavje 2006
Uvaggio di chardonnay, pinot grigio e sauvignon. Naso potentissimo, frutto ben presente e prevalente il riconoscimento del pinot grigio. In bocca è morbido con un tannino presente ma non troppo aggressivo; bel finale fruttato.

Ribolla gialla 2006 Naso molto potente, burroso. Bel frutto con finale lunghissimo; tannino presente ma setoso.

Oslavje riserva Ivana 1997 (riserva prodotta per celebrare la nascita della figlia) Al naso è complesso con note di tostatura, cioccolata e caffè, frutta gialla. Un po' eccessivo il legno non ancora del tutto affinato. Bel tannino avvolgente; finale lunghissimo.

Una piccola curiosità : Stanko Radikon insieme a Edi Kante e con la collaborazione della vetreria etrusca e del sugherificio Molinas, stanno portando avanti un progetto che prevede la realizzazione di due diversi formati di bottiglia da 500 e 1000 ml. con un tappo particolare.

Clicca qui per visualizzare il comunicato delle due aziende.





venerdì 21 dicembre 2007

Una ricettina semplice semplice















Formaggio caprino in sfoglia croccante con salsa di miele e olive


Ingredienti per 4 persone.
  • 4 formaggi caprini freschi
  • 4 fogli di pasta brick
  • 1 manciata di insalata
  • 2 cucchiai di miele
  • 150 gr. di olive denocciolate
  • 1 mazzetto di basilico
  • 1 cucchiaio di pinoli tostati
  • olio extravergine q.b.
  • sale, pepe
Arrotolare i caprini con la pasta brick.
Preparare con il frullatore ad immersione un pesto leggero con l'olio, i pinoli, un cubetto di ghiaccio e il basilico.
Condire l'insalata a piacere con olio e sale.
Frullate le olive con il miele e un cucchiaio di olio.
Pennellare i caprini rollati con dell'olio e cuocere in una padella antiaderente fino a quando non risulteranno dorati su tutti i lati.
Tagliare ogni caprino di traverso e assemblare il piatto con l'insalata condita, due quenelle di pasta di olive, macchiare con il pesto leggero.


Estremadura terra di Jamon de bellota


Jamon de bellota dove bellota sta per ghianda e jamon, ovviamente, per prosciutto è la massima espressione del prosciutto spagnolo (jamon Ibérico); quello che, per capirsi meglio, viene comunemente e a torto detto "Pata negra" e cioè "zampa nera".

Bisogna infatti tenere presente che la definizione "pata negra" non è di per sé sinonimo di alta qualità.
Molti prosciutti Serrano , prodotti per lo più dall'industria e con maiali provenienti da allevamenti intensivi, sono spesso con la zampetta nera.
Esistono quattro denominazioni protette a seconda della zona di produzione, fra queste Dehesa de Extremadura, hanno tutte sostanzialmente disciplinari identici e tutte fanno una netta distinzione fra i prosciutti prodotti da animali allevati a ghianda (bellota), da quelli allevati con aggiunta di mangimi (recebo) e quelli allevati solo con mangimi (cebo o pienso).

Quindi, se vi dovesse capitare di acquistare un prosciutto iberico cercate la parola Bellota sull'etichetta per avere la massima qualità.
Il processo di lavorazione è di per sé molto semplice anche se un po' lungo; dopo aver rifilate le cosce, si procede alla salagione con sale marino di Cadice e alla successiva impilatura.
Le cosce resteranno in questa fase tanti giorni quanti sono i chili di carne fresca.
Verranno successivamente lavati e passati alla fase che consente la fermentazione a temperatura controllata, unica concessione alla modernità.
Dopo circa 100 giorni, le cosce passano alla stagionatura naturale.
Qui non viene effettuato nessun controllo sulla temperatura e quindi, il caldo estivo, il freddo invernale, l'umidità della stagione piovosa e il vento costante che viene fatto passare dai finestroni appositamente aperti dal personale addetto durante la giornata, portano le cosce alla giusta maturazione.
Il disciplinare prevede una stagionatura minima di 24 mesi ma alcuni scrupolosi produttori estendono di 12 mesi questo periodo.



















Ed eccoci finalmente arrivati al prodotto finale.
Il prosciutto si presenta, una volta aperto e rifilato dal grasso giallo che non va mangiato, di un colore acceso, brillante nella parte magra che presenta delle infiltrazioni ben visibili di grasso.
Il profumo è dolcissimo, complessissimo, se si chiudono gli occhi per un istante ci troviamo catapultati con il ricordo agli allevamenti all'aperto coperti da macchia mediterranea, querce , olivi secolari ed erbe aromatiche; questi sono gli odori che risentiamo nel nostro jamon.
Ma è in bocca che il bellota dal il meglio di sé; una persistenza gustativa interminabile, retrogusto di noce, di nocciola, di polpa di oliva; dolce e saporito allo stesso momento, perfettamente equilibrato; la parte grassa, oltre a conferire maggiore gusto, lavora sulla consistenza e aumenta la piacevolezza dal punto di vista tattile.
Dopo averlo deglutito passano le ore e ancora lo sentiamo vivo sulle nostre papille.


martedì 18 dicembre 2007

Piccolo tour a Montalcino
















(Foto scattata dalla terrazza del Podere Salicutti - Montalcino)


Giornata bellissima quella trascorsa a Montalcino.
Visitati due piccoli produttori che ho particolarmente a cuore : Podere Salicutti e Stella di Campalto.


Podere Salicutti.
Ci accoglie il gentilissimo Francesco che ci guida in una piccola visita alla cantina con assaggi direttamente dalle botti.
L'azienda si estende nel comune di Montalcino su 4 ettari suddivisi in tre differenti vigne : il Piaggione da cui si produce il Brunello; Teatro le cui uve sono destinate al Rosso e solo una parte al Brunello; Sorgente, la vigna più giovane, dalle cui uve si produce esclusivamente Rosso di Montalcino.
Abbiamo degustato dalle botti:

-Rosso di Montalcino 2007 Naso bellissimo con sentori di ciliegia e frutta rossa fresca. In bocca è un po' meno entusiasmante con un tannino crudo e una spiccata acidità. Il finale è abbastanza lungo e lascia un bel frutto.

-Brunello di Montalcino 2005 Al naso è presente un po' di riduzione che sparisce dopo una prolungata ossigenazione. Ha un colore brillante e molto trasparente. Il naso è abbastanza complesso con frutta rossa fresca, note balsamiche, pietra focaia e polvere da sparo. Tannino in evidenza; bella mineralità. Finale abbastanza corto. Vino frutto dell'annata : il 2005 è stata un'annata abbastanza piovosa verso il periodo della vendemmia, la maturazione non è stata raggiunta facilmente.

-Brunello di Montalcino riserva 2004 E' la prima volta che Salicutti decide di regalarci una riserva ed ha scelto l'annata sicuramente migliore per farlo.
Ha un colore rubino con leggeri riflessi aranciati. Il naso è bellissimo con un frutto in piena evidenza, leggere note balsamiche, note di torrefazione. Morbido in bocca con un tannino setoso. Finale molto lungo, bella acidità e note minerali.























Stella di Campalto.
Azienda di 14 ettari di cui 6 vitati e di questi solo 4,5 già in produzione.
Terreni diversi a seconda delle vigne e della altitudine delle stesse con conseguente differenza nei tempi di maturazione ; la vendemmia 2007 è iniziata infatti il 4 novembre ed è terminata dopo il 20.


Effettua fermentazioni in legno con rimontaggi a tini aperti. Circa 40 giorni di macerazione.
Abbiamo degustato dalle botti :

-Vigna al Sasso 2006 Vino prodotto da uve provenienti da una vigna con elevato contenuto di quarzo che, riflettendo la luce del sole, consente una maturazione leggermente anticipata rispetto alle altre vigne. Frutto rosso fresco, marcate note minerali. Bel tannino maturo e ben presente. Finale molto lungo , sapido e leggere note balsamiche come sensazioni retronasali.

-Vigna al Leccio 2006 Vino prodotto provenienti dalla omonima vigna, stessa procedura di vinificazione del precedente, stesso affinamento cambiano tipo di terreno, leggermente più argilloso, ed esposizione. Completamente differente sia al naso che al gusto; solite note minerali, leggere note animali, torrefazione, liquirizia e note balsamiche. Tannino molto diverso dal precedente, molto spigoloso. Finale lungo.

-Rosso 2005 (non è un Rosso di Montalcino) uvaggio di Cabernet, Merlot, Tannat e Lagrein. Frutta rossa e nera, in prevalenza cassis. Fermentato in tonneau poi passato in barrique. Tannino presente, un po' crudo. Finale lungo molto fruttato.